Questo articolo, “Caratteristiche e ruoli nel bullismo”, vuole dare delle informazioni teoriche su cosa sia questo fenomeno e sulle sue peculiarità. Prima di vedere questi elementi è fondamentale, però dare una definizione a questo comportamento.

Il bullismo può essere definito come qualsiasi comportamento aggressivo indesiderato, messo in atto da una singola persona o da un gruppo di individui (che non sono fratelli o partner sentimentali) caratterizzato da uno squilibrio di potere reale o percepito e che si ripete più volte nel tempo o ha un’elevata probabilità di essere ripetuto (Center for Disease Control and Prevention, 2014).

Caratteristiche e ruoli nel bullismo

 

 

Caratteristiche del fenomeno:

  • intenzionalità: volontà di provocare danni ad altri;
  • persistenza nel tempo: presenza di più atti aggressivi e non solo un singolo episodio;
  • asimmetria di potere:
    1. sul piano psicologico, attraverso l’utilizzo di abilità socio-cognitive superiori rispetto alla vittima, tali da permettergli di maltrattarla,
    2. a livello sociale il bullo può avere uno status relazionale più alto e pertanto avere più influenza nel gruppo,
    3. sul piano fisico, il bullo può essere fisicamente più forte e tenderà ad attaccare il compagno più debole (Gini e Pozzoli, 2011).

Criteri e differenza tra lotta con i coetanei

L’asimmetria di potere di tipo fisico, e quindi l’essere fisicamente più forte, porterà il bullo ad attaccare il compagno più debole. Questa è una caratteristica che per comprendere quali episodi possono definirsi come bullismo e quali come normale lotta tra pari. Infatti, situazioni di litigi e conflitti in cui i partecipanti possiedono la stessa forza e uguali difese vanno esclusi dal fenomeno.

Tipologie di bullismo

Questo fenomeno può manifestarsi in due modalità:

  • diretta, la quale è caratterizzata dall’interazione faccia a faccia con la vittima ad esempio, minacciandola, insultandola o colpendola. Infatti, questa modalità si distingue in fisica (attraverso l’uso del corpo) o verbale (attraverso l’uso della parola);

 

  • indiretta invece, comprende la prepotenza strumentale come ad esempio, rovinare, rompere o rubare un qualche cosa appartenente alla vittima. Di questa modalità, fa parte anche la prepotenza sociale, un esempio potrebbe essere l’esclusione dal gruppo, come il non essere invitato a fare delle attività insieme ai compagni o comunque a essere lasciato da solo (isolamento).

Quest’ultima tipologia sembra essere quella più frequente attraverso la quale il prepotente plagia psicologicamente i compagni ad isolare la vittima usando la persuasione (Gini e Pozzoli, 2011).

Si può comprendere come ci siano svariati modelli di prevaricazione e prepotenza tra i giovani. Esse possono essere dirette o indirette; fisiche o verbali, pertanto possono andare dai dispetti, agli insulti, a voci diffamatorie, al silenzio ostile, al razzismo esplicito o celato, a piccoli furti, ad aggressioni nascoste dai giochi violenti e accompagnate da forme più o meno esplicite di esclusione, fino alle estorsioni.

Indipendentemente dalla loro tipologia, lasciano dei segni nella vita di tutti i giorni ai minori che le subiscono e attraversano la quotidianità dell’ambienti di aggregazione (Elamé, 2013).

Caratteristiche bullismo

I ruoli

Il bullismo è costituito da più parti o ruoli, assunti dai membri di appartenenza al gruppo, che influenzano il comportamento del singolo individuo.

Salmivalli e collaboratori (1996) hanno effettuato il primo studio analizzando i partecipanti del fenomeno del bullismo. I ruoli emersi dal loro lavoro sono stati quello di bullo, vittima, aiutante del bullo, sostenitore del bullo, difensore della vittima ed infine quello di osservatore passivo:

  • il bullo, è colui che prende l’iniziativa nel fare prepotenze ai compagni, si presenta come leader di un gruppo e non è mai da solo;
  • la vittima, è chi subisce ripetutamente le prepotenze, tende ad essere da sola, non ha amici oppure ha degli amici ma con altre difficoltà;
  • i seguaci (“amici del bullo”), si distinguono in:

aiutante del bullo, chi partecipa attivamente alle vicende, chi aiuta a compiere atti di bullismo, ma con una posizione secondaria rispetto al bullo;

sostenitore del bullo, chi rinforza la prepotenza ad esempio, incitando, applaudendo, guardando come uno spettatore, oppure ridendo;

  • il difensore della vittima, è chi consola e difende, chi chiede aiuto ad un adulto o comunque chi cerca delle modalità per far cessare le prepotenze; questa figura è molto importante perché si accorge che c’è qualcosa che non va e più aumenta più diminuisce il bullismo;

 

  • l’osservatore passivo, è colui che non fa niente, non partecipa e rimane in disparte restando al di fuori delle scene, per diverse ragioni come ad esempio non capire completamente cosa sta avvenendo, oppure pensano che non sia responsabilità sua intervenire, oppure pensano di dover fare qualcosa ma non sapere come intervenire, aver paura del rischio ed altre, comunque è consapevole di quello che sta succedendo (Salmivalli, Lagerspetz, Björkqvist, Österman e Kaukiainen, 1996).

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Dott.ssa Valentina Roberto Lombardi